Laboratori: Quale categoria?

Laboratori artigianali, laboratori professionali e laboratori scientifici

Ancora oggi nell’attribuire la categoria catastale al genere delle unità immobiliari di cui al titolo del presente argomento si verifica che ad esse venga attribuita, indifferentemente, la categoria “C/3” tenendo conto soltanto della parola “laboratorio” e non che tale definizione è da attribuire soltanto ai “laboratori per arti e mestieri”;  non viene tenuto in debito conto, cioè, che esistono anche i “laboratori professionali”, tant’è che il QUADRO GENERALE DELLE CATEGORIE di cui all’Allegato B al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 138, assegna questi ultimi, assieme agli uffici e studi, alla categorie “T/7”, mentre i “laboratori artigianali”, nello stesso quadro, vengono assegnati alla categoria “T/2” assieme a “magazzini in genere” ed a “locali di deposito”. Non viene neanche tenuto conto che esistono anche i “laboratori scientifici” che, nel vigente Quadro Generale delle Categorie, sono assegnati nella categoria “B/5

Premesso quanto sopra, i locali – costituenti unità immobiliari – nei quali gli artigiani(1) provvedono alla lavorazione e trasformazione di prodotti semi lavorati in “prodotti finiti e vendibili” sono da dichiarare con la categoria “C/3”, corrispondente alla “T/2” del citato Quadro Generale delle Categorie di cui al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, anche quando sono costituiti da diversi tipi di costruzione, come, ad esempio, una falegnameria con tettoia per deposito legnami(2).

Note ________

  • Ad esempio, calzolai, fabbri, falegnami, pellicciai, cappellai, tipografi, vetrai, corniciai,
  • Punto 7), “Quesiti di inquadramento delle unità immobiliari” riportato nella Circolare n. 127 del 18 luglio 1939: I laboratori di carattere artigiano, anche quando sono costituiti da diversi tipi di costruzione, come ad esempio una falegnameria con tettoia per deposito legnami si accertano nella categoria C-3. Quando l’esercizio perde il carattere proprio dell’artigianato per assumere quello dell’industria, e se sussistono le condizioni necessarie per l’applicazione dell’art. 10, l’accertamento va fatto in categoria D-1

Con la stessa categoria “C/3” vanno dichiarati  quei locali dove vengono esercitate altre attività a “carattere artigianale”, quali, ad esempio, quella di meccanico per riparazione di autoveicoli, quella di carrozziere o di elettrauto ed altre ancora, sempreché tali attività non occupino, come spesso invece si verifica, locali la cui destinazione ordinaria nella strada o nella zona in cui sono ubicati sia quella di negozi o non abbiano quelle caratteristiche di fabbricati costruiti per una specifica attività industriale e non suscettibili di destinazione “ordinaria” senza radicali trasformazioni.  Verificandosi tali caratteristiche e tale localizzazione, i locali in argomento si devono dichiarare, rispettivamente, con la categoria “C/1”, corrispondente alla “T/1” del Quadro Generale delle Categorie di cui al citato “Allegato B” al D.P.R. 23 marzo 1998, n. 118, e con la categoria “D/1” o con la “D/7”, ambedue corrispondenti alla “Z/1” dello stesso Quadro.

Possono, inoltre, rientrare nella categoria “C/3” anche i locali adibiti a caseifici, forni da pane, frantoi per le olive, macelli e mulini di scarsa importanza economica, quando gli stessi sono realmente comuni locali suscettibili di altra destinazione “ordinaria” senza radicali trasformazioni e che non presentano le caratteristiche strutturali volute dall’art. 10 del Regio decreto legge 13 aprile 1939, n. 652, senza tener conto, peraltro, dell’entità del reddito dell’attività in essi locali esercitata.

I laboratori artigianali – ubicati, solitamente, in periferia o nel corpo periferico dei Comuni e, solo eccezionalmente, in località centrali – di regola non hanno gli adattamenti delle botteghe per la vendita, sebbene, talvolta, l’artigiano lavori non soltanto per commissione, ma anche per la vendita diretta al pubblico (vedi Circolare n. 146 del 2 agosto 1939, recante “Classificazione delle botteghe”(3)).

Note ________

  • Circolare n. 146 del 2 agosto 1939, 8° e 9° capoverso delle norme elencate: Nella categoria C/3 si comprenderanno i locali – costituenti unità immobiliari – nei quali gli artigiano provvedono alla lavorazione, generalmente di semilavorati, in prodotti finiti.

Questi locali sono normalmente ubicati in periferia o nel corpo della città e solo eccezionalmente in località centrali. Di regola non hanno gli adattamenti delle botteghe per la vendita, sebbene talvolta l’artigiano lavori non soltanto per commissione ma anche per la vendita diretta al pubblico.

Da quanto precedentemente esposto, dunque, per “laboratori per arti e mestieri”, come definiti a lato della categoria “C/3” del vigente Quadro Generale delle Categorie, non si devono intendere i “laboratori scientifici” che, come dal vigente Quadro Generale delle Categorie, assieme alle scuole, vanno censiti nella categoria “B/5(corrispondente alla “P/4” del Quadro Generale delle Categorie di cui all’Allegato B al Decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 118) e i cosiddetti “laboratori professionali (laboratori odontoiatrici, laboratori per esami clinici, ecc.) che sono da dichiarare con l’appropriata categoria “A/10”, (corrispondente alla “T/7” del Quadro Generale delle Categorie di cui all’Allegato B al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 118) oppure, se hanno ingresso diretto dalla pubblica via e le comuni caratteristiche dei locali per negozi o botteghe, con la categoria “C/1” o con atre categorie del gruppo “C”, alla stessa stregua degli ambulatori medici(4) (5), in base alla destinazione ordinaria riscontrata nella stessa pubblica via, purché si sia certi o si ritenga che sussista la previsione di continuità di tale destinazione e non la occasionalità.

Note ________

  • Pagina 17 – PARTE SECONDA – paragrafo 20 della “Istruzione II – Accertamento e classamento” emanata il 24 maggio 1942: Le unità immobiliari devono essere classate (assegnazione della categoria e classe) in base alle condizioni fisiche ed economiche che presentano all’atto del classamento
  • Pagina 46 della “Istruzione II – Accertamento e classamento” emanata il 24 maggio 1942: Ambulatori medici: Un ambulatorio medico che ha ingresso diretto dalla pubblica via e le comuni caratteristiche dei locali per bottega e simili si accerta nelle categorie del gruppo C.

IL CLASSAMENTO CATASTALE DEI FABBRICATI

libro benito 1

SI RINVIA AGLI AGGIORNAMENTI ESISTENTI SUL SITO DI DARIO FLACCOVIO EDITORE

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