Ripetitori per la trasmissione e amplificazione di segnali. Quale categoria?

Ripetitori per la trasmissione e amplificazione di segnali

PREMESSA

Nelle telecomunicazioni in genere il termine “ripetitore” individua un dispositivo elettrico (meglio noto come  “congegno” ovvero “impianto” o “apparecchiatura”) capace di ricevere, via cavo o via etere, un segnale  e di ritrasmetterlo immediatamente in uscita a potenza elettromagnetica più ragguardevole in modo che lo stesso possa essere recepito, anche a grandi distanze, senza eccessiva diminuzione o declassamento.

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Rilevante importanza hanno assunto nel tempo anche le costruzioni tese ad ospitare impianti industriali mirati alla trasmissione o all’amplificazione di segnali destinati alla trasmissione via cavo o via etere.

Detta attività, ordinariamente, è tipica di processi industriali o, comunque, produttivi e, pertanto, la categoria da attribuire agli immobili che la ospitano è da individuare nel gruppo “D”, assegnandoli alla categoria “D/7”.

Tra le diverse tipologie dei manufatti in esame, negli ultimi anni, ha registrato una significativa diffusione sul territorio nazionale quella destinata ad ospitare gli impianti per la diffusione della «telefonia mobile» che, di norma, risultano allogati su costruzioni già esistenti ovvero su aree di terreno all’uopo destinate, nonché per la estensione degli «impianti trasmittenti RAI».

In relazione alla normativa catastale ed alla specifica fattispecie che si sta esaminando bisogna stabilire preliminarmente, volta per volta, se sussiste o meno l’obbligatorietà della dichiarazione al catasto dei fabbricati.

Pertanto, si fa osservare, nella fattispecie, che nel caso in cui gli impianti sono allogati su costruzioni esistenti, i manufatti in argomento sono caratterizzati dalla presenza di una o più antenne ancorate a muri o sostenute da piccoli tralicci e dai relativi impianti elettrici ed elettronici.

In questi casi, qualora le apparecchiature elettroniche sono custodite in locali già esistenti censiti ovvero censibili, anche come “parti comuni dell’edificio”, e non venga individuata un specifica area destinata allo scopo, gli stessi manufatti non richiedono di essere dichiarati in catasto.  Diversamente, laddove vengano individuati locali (preesistenti o di nuova costruzione) ed aree, destinati proprio e solamente ad ospitare le suddette apparecchiature, i manufatti in esame devono essere dichiarati in forma autonoma ovvero come variazione della preesistente unità immobiliare o parte comune dell’edificio.

La seconda tipologia rappresentata (realizzata su area di terreno allo scopo destinata), è relativa ad un’area di terreno, solitamente recintata, all’interno della quale è installato su platea di calcestruzzo un traliccio cui sono fissate le antenne; in questo caso le apparecchiature elettroniche a corredo sono di norma ubicate in manufatti di dimensioni diverse, sia planimetricamente che in altezza.

In questa fattispecie, qualora sussista un’ordinaria autonoma suscettibilità reddituale, l’obbligo dell’accatastamento dei manufatti è previsto dall’articolo 2 del DM 2 gennaio 1998(1), riportante “Regolamento recante norme in tema di costituzione del catasto dei fabbricati e modalità di produzione e di adeguamento della nuova cartografia catastale” (cfr. paragrafo 3.1.3, lettera “c” della Circolare n. 4 del 16 maggio 2016).

Note ________

(1)     Art. 2 – Unità immobiliare – del D.M. 2 gennaio 1998, n. 28:

Comma 1: L’unità immobiliare è costituita da una porzione di fabbricato, o di fabbricato, o da un insieme di fabbricati ovvero un’area che nello stato in cui si trova e secondo l’uso locale, presenta potenzialità di autonomia funzionale e reddituale.

Comma 2: L’abitazione e gli altri immobili strumentali all’esercizio dell’attività agricola costituiscono unità immobiliari da denunciare in catasto autonomamente.

Comma 3: Sono da considerare unità immobiliari anche le costruzioni ovvero porzioni di esse, ancorate o fisse al suolo, di qualunque materiale costituite, nonché gli edifici sospesi o galleggianti, stabilmente assicurati al suolo, purché risultino assicurate  le condizioni funzionali e reddituali di cui al comma 1. Del pari sono considerate unità immobiliari i manufatti prefabbricati, ancorché semplicemente appoggiati al suolo, quando siano stabili nel tempo e presentino autonomia funzionale e reddituale.

Per entrambe le due tipologie presentate l’accatastamento verrà eseguito dichiarando le stesse, singolarmente, con la categoria “D/7

per concludere, si ritiene che quanto sopra proposto e stabilito dalla richiamata Circolare n. 4 del 16 maggio 2016 sia calzante anche agli “Impianti trasmittenti RAI” che, già a quella data, secondo la Nota 22 luglio 1986 n. 3/1744, Serv. T.C. III della ex Direzione Generale del Catasto e dei SS.TT.EE., mancando per essi i requisiti che definivano “propriamente” l’unità immobiliare, non erano da denunciare al Nuovo catasto edilizio urbano, ma che, fin d’allora, contraddiceva con il concetto di «Costruzione»(2) e di «Stabilità»”(2) espresso dalla citata Direzione Generale il 23 gennaio 1941 a mezzo delle “Norme provvisorie per la dichiarazione delle nuove costruzioni edilizie e per la denuncia delle variazioni nella intestazione, nella consistenza e nella destinazione degli immobili denunciati, accertati o accertabili al Nuovo catasto edilizio urbano” e contrasta ancora, all’attualità, con la norma prescritta dall’art. 2, comma 3, del Decreto del Ministro delle finanze 2 gennaio 1998, n. 28 (cfr. Nota “1”).

Note ________

(2)       Concetto di «Costruzione» e di «Stabilità» di cui alla Nota (1) del § 2 delle“Norme provvisorie per la dichiarazione delle nuove costruzioni edilizie e per la denuncia delle variazioni nella intestazione, nella consistenza e nella destinazione degli immobili denunciati, accertati o accertabili al Nuovo catasto edilizio urbano” emanate il 23 gennaio 1941 dalla ex Direzione Generale del Catasto e dei SS.TT.EE.:

– Si intende per «costruzione» ogni combinazione di materiali assieme riuniti e saldamente connessi da formare un tutto omogeneo di forma particolare e prestabilita.

– Si intende per«stabilità» la definitiva permanenza o immanenza della costruzione in quel dato luogo in cui è sorta, e ciò, tanto per essere essa costruzione così aderente ed assicurata al suolo da non potersi trasportare o rimuovere tranne che scomponendola almeno in parte, rompendo o distruggendo prima siffatta aderenza, quanto per dover essa esistere e stare là dove fu eretta anziché altrove per sua espressa destinazione  (vedi massima n. 31 riportata al paragrafo II – Appendice C  della “Normativa su CD” allegata al testo “Il classamento catastale dei fabbricati” di B. Polizzi, V edizione del maggio 2017 edita da Dario Flaccovio, che viene continuamente aggiornato sul sito internet dell’editore).

 

IL CLASSAMENTO CATASTALE DEI FABBRICATI

libro benito 1

SI RINVIA AGLI AGGIORNAMENTI ESISTENTI SUL SITO DI DARIO FLACCOVIO EDITORE 

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